La discriminazione vestibolare nel rugby.

Marzo 11, 2021 0 Di Nadia Fagiolo

La discriminazione vestibolare riguarda l’attività svolta da particolari recettori, che si trovano nell’orecchio interno.

Rientra nelle capacità sensopercettive (insieme alla discriminazione visiva, uditiva, tattile e cinestesica).

Che cos’è?

Tutti noi, sul pianeta Terra, siamo sottoposti alla forza di gravità.

Nella parte più interna dell’orecchio, sono presenti particolari strutture, che ci consentono di essere consapevoli della posizione assunta dalla nostra testa e dal nostro corpo rispetto alla direzione della forza di gravità, della direzione dei nostri movimenti e delle accelerazioni a cui siamo sottoposti.

Queste strutture costituiscono il sistema vestibolare.

Possiamo così avvertire come il nostro corpo è orientato nello spazio anche senza avere informazioni da altri sensi: ad esempio, siamo in grado di distinguere se ci troviamo in una posizione eretta e stabile, o se siamo inclinati rispetto al suolo e stiamo per cadere, oppure se ci troviamo “a testa in giù”, senza usare la vista.

Possiamo avvertire la direzione del movimento del nostro corpo (in avanti, indietro, lateralmente…) e le accelerazioni che esso subisce: da passeggeri in auto, ad esempio, sappiamo se ci stiamo muovendo in avanti, indietro, o se stiamo percorrendo una curva, anche tenendo gli  occhi chiusi.

Tramite il sistema vestibolare, siamo consapevoli di essere sottoposti a rotazioni (durante un giro su una giostra, ma anche se effettuiamo una capovolta a terra, un giro su noi stessi oppure un avvitamento in aria).

L’analizzatore statico-dinamico (così viene definito quello relativo alla discriminazione vestibolare) è quindi  fondamentale per la capacità di equilibrio, nelle sue tre forme:

  • equilibrio statico (corpo fermo in una posizione),
  • equilibrio dinamico (corpo in movimento),
  • equilibrio di  volo (corpo non vincolato a terra, come nei salti, nei tuffi, ecc.).

L’equilibrio nel rugby

L’equilibrio consiste nella capacità di mantenere il centro di gravità del corpo all’interno di uno “spazio controllato”, anche quando vi sono forze (esterne o interne) che tendono a spostarlo.

  1. Nel caso dell’equilibrio statico, la proiezione del baricentro del corpo deve rimanere all’interno della base d’appoggio al suolo.

             Più la nostra base d’appoggio è ridotta, più sarà complesso conservare una posizione di equilibrio.

             Più i nostri segmenti corporei (gambe, braccia) sono posizionati in maniera asimmetrica intorno al nostro baricentro, più sarà difficile mantenere l’equilibrio.

2. Nel caso dell’equilibrio dinamico, il baricentro del corpo si sposta continuamente e la condizione di equilibrio deve essere costantemente recuperata, per evitare di cadere.

              Più i nostri segmenti corporei si muovono variando la velocità e la direzione di movimento, più sarà complicato mantenere l’equilibrio.

3. L’equilibrio di volo consiste nella capacità di posizionare correttamente i segmenti corporei, durante la fase aerea, controllando la propria postura.

Le manifestazioni di equilibrio che osserviamo nel rugby sono dovute prevalentemente a una combinazione di queste tre forme.

Pensiamo a un giocatore che effettua un calcio piazzato, oppure un calcio in movimento: le sue masse corporee (gambe e braccia) accelerano o rallentano, si muovono intorno al centro di gravità del corpo in modo asimmetrico (una gamba funge da appoggio, l’altra calcia violentemente la palla, il busto e le braccia ruotano di conseguenza), la base d’appoggio al suolo è ridotta (un solo piede).

Si tratta di una situazione di equilibrio dinamico che richiede molti aggiustamenti,  che il giocatore effettua in modo automatico grazie a  un complesso sistema di regolazione, che coinvolge

  • il sistema vestibolare;
  • la vista;
  • la discriminazione cinestesica  (di cui parleremo nel prossimo articolo).

In uno sport come il rugby è importante mantenere l’equilibrio, ma soprattutto recuperarlo velocemente.

I giocatori sono infatti inseriti in un ambiente (quello del gioco stesso) che perturba continuamente il loro equilibrio, determinandone una continua perdita.

I giocatori più abili sono in grado di ripristinare una situazione di “stabilità dinamica” molto velocemente, anche quando sono sottoposti a molteplici fattori di disturbo.

Eccone alcuni esempi:

Credits: Andrew Forde

Non è quindi opportuno allenare l’equilibrio soltanto nella sua forma statica, ma combinare le richieste motorie.

Oltre a quelle già viste, si possono individuare molte altre situazioni nelle quali una buona capacità di equilibrio determina la riuscita delle azioni in una partita di rugby:

  • nel saper mantenere una stabile posizione sui propri piedi (il che significa essere “in gioco”);
  • nelle fasi di lotta e contesa della palla (spingere, tirare, ruotare, sollevare, …);
  • per un saltatore in touche, nel controllare la posizione del corpo, anche quando vi è la necessità di “sbilanciarsi” per contendere in aria il pallone, o per ricevere un lancio troppo lungo / troppo corto;
  • nell’evitare un placcaggio, con un side step;
  • nel calciare una palla;
  • nel rotolare a terra;
  • nella ricezione aerea di un calcio alto;

…e in moltissime altre abilità.

Come sviluppare la discriminazione vestibolare e l’equilibrio, nel rugby di base?

In generale, stimolando i giocatori a ricercare, ma soprattutto a recuperare, la condizione di equilibrio, in presenza di “fattori di disturbo” di vario tipo.

Oltre alle fasi di gioco stesso (importantissime, proprio perché di per sé disturbano l’equilibrio dei giocatori), possiamo servirci di:

  • superfici irregolari;
  • superfici instabili;
  • giochi di lotta (tirare, spingere, ruotare, sollevare);
  • basi d’appoggio ridotte;
  • salti (in alto, in lungo, con rotazione, con ricezione della palla, …);
  • esercizi a occhi chiusi;
  • percorsi con introduzione di “elementi di disturbo“.

Un esempio di attività, adatta per la categoria Under 6 e modificabile per le successive, è nel file allegato, scaricabile cliccando sul pulsante di download sottostante.

L’attività rispetta i protocolli di prevenzione del contagio da Covid-19.

Buon  allenamento!