La discriminazione tattile nel rugby

Gennaio 29, 2021 0 Di Nadia Fagiolo

Nonostante il periodo che stiamo attraversando, in cui è richiesto di rispettare il più possibile il distanziamento gli uni dagli altri, e nel quale è stato necessario rivedere anche le modalità di allenamento, il rugby è uno sport che prevede il contatto.

Contatto con la palla, con il suolo, con gli avversari, con i compagni.

Nei precedenti articoli dedicati alle capacità sensopercettive, abbiamo analizzato come la discriminazione visiva e uditiva intervengono nel rugby.

Vediamo ora come la discriminazione tattile abbia un peso decisamente rilevante per i rugbisti, piccoli o grandi che siano.

Che cos’è?

La discriminazione tattile riguarda l’attività svolta dai recettori presenti sulla pelle (recettori tattili), in maniera più o meno abbondante a seconda delle aree del corpo considerate.

Moltissimi recettori tattili sono presenti, ad esempio, sul palmo delle mani e rendono queste aree particolarmente in grado di percepire e discriminare stimoli anche minimi.

Ma la discriminazione tattile non è una caratteristica che riguarda soltanto le mani: i recettori tattili sono presenti in tutta la superficie esterna del nostro corpo.

Il senso del tatto fornisce informazioni sulla forma degli oggetti, sulle loro dimensioni, sulle proprietà fisiche (temperatura, tipo di superficie, densità, ecc.), sul grado di pressione esercitata sul nostro corpo. Possiamo percepire la pressione esercitata dal nostro peso sulla sedia, se siamo seduti, oppure il contatto dei nostri piedi con la suola interna delle scarpe. Allo stesso modo, abbiamo consapevolezza del contatto del nostro corpo con gli abiti che indossiamo o del contatto fisico con un’altra persona, che può variare dal ricevere una carezza oppure un pugno.

E nel rugby?

Come interviene la discriminazione tattile nel rugby?

La discriminazione tattile consente di regolare la presa del pallone a seconda delle esigenze, di effettuare lanci e passaggi con la dovuta precisione, di imprimere rotazioni alla palla (come in uno spin pass), di operare aggiustamenti con le mani e le braccia per evitare che il pallone cada, di avere una presa stabile.

In altre situazioni, come la mischia ordinata, la discriminazione tattile interviene nel consentire ai giocatori che vi prendono parte di regolare l’intensità e l’orientamento della spinta, o le legature tra i partecipanti.

Nel placcaggio, questa capacità consente di afferrare e trattenere stabilmente l’avversario.

Questi sono solo alcuni esempi per chiarire come e perché questa capacità sia alla base delle abilità richieste dal gioco del rugby.

Riferendoci nello specifico alle mani, la discriminazione tattile costituisce la base per lo sviluppo delle abilità di manipolazione della palla.

È importante curare l’allenamento delle capacità sensopercettive quando i bambini sono piccoli: la fase sensibile è in categoria Under 6.

Insieme ad altre capacità, come la coordinazione oculo-manuale, la capacità di reazione, di differenziazione cinestesica e di controllo motorio, la discriminazione tattile consente lo sviluppo di abilità manipolative sempre più fini e funzionali al gioco, negli anni successivi, come nelle esercitazioni che possiamo osservare nel video seguente.

Alcuni esercizi sono eseguiti ad occhi chiusi, per stimolare una maggiore attenzione dei giocatori rispetto alle sensazioni tattili, o con l’uso di palloni differenti da quello da rugby.

Ricordiamoci che sarà possibile costruire ottime abilità complesse nei giocatori più grandi (ragazzi e adulti), solo se avremo lavorato bene sui “mattoni” che fanno loro da base negli anni precedenti e nelle fasi appropriate.

Come sviluppare la discriminazione tattile, nel rugby di base?

  • Inserendo nell’allenamento attività di manipolazione di vari oggetti e attrezzi (non solo della palla!), di riconoscimento di caratteristiche quali forma, dimensione, tipologia di superficie/materiale, servendosi del tatto.
  • Utilizzando oggetti diversi dalla palla, ma con la stessa funzione nel gioco (gli oggetti vengono usati come si userebbe un pallone, per giocare a rugby).
  • Variando le modalità di manipolazione della palla o di altri oggetti: con il palmo o il dorso della mano, con le dita chiuse o aperte, usando solo i polpastrelli, ecc.
  • Proponendo attività e giochi di contatto fisico di diverse parti del corpo con il suolo, con diversi tipi di superfici, con i compagni/avversari (ovviamente, con questi ultimi non è possibile in questo momento storico, per rispetto dei protocolli anticontagio Covid-19): spingere, toccare, tirare, premere, afferrare, strisciare, rotolare…
  • Proponendo attività e giochi in cui è necessario dirigere l’attenzione sulle sensazioni provenienti dal contatto stesso, escludendo altre tipologie di stimoli (come quelli visivi).

Non sempre è necessario proporre attività specifiche: questi elementi possono essere inseriti nelle normali attività che svolgiamo in allenamento, come il riscaldamento, i percorsi, i giochi, le griglie, le partite…

Naturalmente, è sempre preferibile proporre le attività in forma ludica o  di sfida, per far leva sulla motivazione rappresentata dal divertimento.

Un esempio

Propongo in allegato un’attività basilare, adatta per la categoria Under 6 (ma anche per le successive, con le opportune modifiche).

Il contenuto si presta a numerose varianti, che l’allenatore potrà facilmente introdurre, adattandole progressivamente sempre di più alle esigenze del gioco del rugby.

Il file è scaricabile cliccando sul pulsante di download sottostante.

Esercitiamo la nostra creatività, avendo però chiaro l’obiettivo da raggiungere.

Quali varianti e/o aggiunte possiamo trovare?

P.S. Oltre alla possibilità di commentare qui nel blog, ricordo che è possibile seguire la pagina Facebook “La stessa meta” e il profilo Instagram “lastessameta” .

Buon lavoro!